Mese: aprile 2015

brittany – moëlan sur mer – march 2015 – pinhole balda V with fuji FP100

brittany _ moëlan sur mer _ trenez

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Luca Baldassari. Fotografare come verbo transitivo.

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“Se non c’è l’altro, non c ‘e nessun io.

Se non c’e’, nessun io,

non ci sarà nessuno a fare distinzioni.”

Chuang-tsu, IV sec. a.C.

Luca Baldassari. Fotografare come verbo transitivo.

Luca è un impressionista alla maniera di Monet. Dedito alla luce al limite dell’ossessione, come Monet si affida alle sue lenti, lui affida il suo sguardo alla macchina che coglie, deforma, distorce forme e colori regalando un’impressione, quell’impressione che appunto transita testimoniando, contemporaneamente, la propria soggettività (soggetto di fronte a un oggetto) e l’oggettività della materia, che da questo processo trae forza facendosi essa stessa soggetto. La sua fotografia non è pura trascrizione del reale, è materica e pittorica insieme. Si sviluppa in senso narrativo attraverso la luce e l’aria, di per sé mobili, catturandone l’essenza mentre ne perde il controllo, volutamente. Cede il posto all’altro da sé e in cauda venenum assesta la stoccata finale, fermando l’attimo prima che passi, assoggettando il tempo, conferendo poesia all’aria, immutabile solo per un attimo, e per un attimo pacificando l’ideale di eternità con ciò che è mutevole e terreno.

Luca è colui che sposta l’immagine dal reale all’immaginario arbitrariamente, lasciando però alla macchina l’indeterminatezza, cedendole il ruolo della narratrice inaffidabile in modo inedito, non falsificando o manipolando la storia, bensì traducendola con un linguaggio nuovo e, dunque, in fondo, tradendola.

C’è infine un processo di cura, il poi, una terza fase a metà strada tra il passionale e il cognitivo, che richiede attenzione, inquietudine e azione. Con dovizia artigianale Luca ci presenta l’immagine aprendo la possibilità di creare una relazione tra sè e gli altri  epochè, mettendo di nuovo la propria soggettività tra parentesi, sospendendo il giudizio per fare spazio allo spazio, dare aria all’aria, rendendosi vulnerabile al dubbio ergo sum, perdendo coraggiosamente la certezza di se stesso in quanto soggetto pensante in favore del sentire, per essere di nuovo e consapevolmente in divenire, ancora “quasi”, come l’aria, le nuvole e l’acqua di cui ci fa dono, la res extensa, con il compito di portare a spasso poeticamente le forme e i più nobili pensieri, aprendo un varco tra il controllo magico della realtà dell’artista e l’umanissima rinuncia all’onnipotenza.

Serena Marinelli – Aprile 2015

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