Luca Baldassari: A Pinhole Camera in the North Cape

a-pinhole-camera-in-the-north-cape articolo scritto da Kier Selinsky su ƒ/D!

Luca Baldassari: A Pinhole Camera in the North Cape

Editor’s Note: All images in this article are ©Luca Baldassari 2015

luca-baldassari-20140707_182649_1For this week’s artist feature we’re pleased to take a bicycle trip with Luca Baldassari to the North Cape region of Norway. He was was able to fundraise on indiegogo to pay his travel expenses. Luca made this trek in 2014 on his trusty Surly Ogre bike loaded down with panniers. His camera for the trip was his homemade camera that he’s dubbed the “baldaV” – a worthy 4×5 that he kept loaded with Fuji FP100. The FP100 was, in our humble view, the perfect film for this landscape, as it oozes with blues and greens, especially when exposed through a pinhole.

Luca lost his father in December 2013, and the trip was a tribute as his father had wanted to go to North Cape.

“I feel lost and [know that] I’d lost something and someone forever. I feel that now I have to face travel [held off] for a long time because of fear. I made [the trip to] rediscover who I am and [who] I lost, [knowing] it’ll never be like before. ​I’m leaving with the bike and pinhole with the hope and consciousness​ that they’ll help me to restore, redefine who I am. [I headed in the direction] to North Cape for my first bike travel following EuroVelo 7’s route, from Stoccolma, 2600km. 48 days on my own but with the support of all those who believed in my project.”

baldaV Camera  Luca found the following passage from CSI’s song, “In Viaggio” particularly      moving:


  “Viaggiano i viandanti viaggiano i perdenti più adatti ai mutamenti
  viaggia Sua Santità
  Viaggiano ansie nuove Sempre nuove…
  Cadono di vertigine…”

So without further adieu, Luca Baldassari: A Pinhole Camera in the North Cape

Norway Sea and Clouds, ©Luca Baldassari 2015

Norway Sea and Clouds, ©Luca Baldassari 2015

Norway Nordkapp 1, ©Luca Baldassari 2015Norway Nordkapp 1, ©Luca Baldassari 2015

Norway Knivskjellodden 1, ©Luca Baldassari 2015Norway Knivskjellodden 1, ©Luca Baldassari 2015

Norway E69 Nordmannset 2, ©Luca Baldassari 2015Norway E69 Nordmannset 2, ©Luca Baldassari 2015

Norway E69 Honningsvåg Skipsfjorden 2, ©Luca Baldassari 2015Norway E69 Honningsvåg Skipsfjorden 2, ©Luca Baldassari 2015

Norway E69 Honningsvåg Risfjorden 1, ©Luca Baldassari 2015Norway E69 Honningsvåg Risfjorden 1, ©Luca Baldassari 2015

Finland SS93 Lake Sotkajärvi 4, ©Luca Baldassari 2015Finland SS93 Lake Sotkajärvi 4, ©Luca Baldassari 2015

Svezia E10 Puoltikasjärvi Lake 2, ©Luca Baldassari 2015Svezia E10 Puoltikasjärvi Lake 2, ©Luca Baldassari 2015

Svezia Uttersjöbäcken Lake 3, ©Luca Baldassari 2015Svezia Uttersjöbäcken Lake 3, ©Luca Baldassari 2015

Luca Baldassari. Fotografare come verbo transitivo.

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“Se non c’è l’altro, non c ‘e nessun io.

Se non c’e’, nessun io,

non ci sarà nessuno a fare distinzioni.”

Chuang-tsu, IV sec. a.C.

Luca Baldassari. Fotografare come verbo transitivo.

Luca è un impressionista alla maniera di Monet. Dedito alla luce al limite dell’ossessione, come Monet si affida alle sue lenti, lui affida il suo sguardo alla macchina che coglie, deforma, distorce forme e colori regalando un’impressione, quell’impressione che appunto transita testimoniando, contemporaneamente, la propria soggettività (soggetto di fronte a un oggetto) e l’oggettività della materia, che da questo processo trae forza facendosi essa stessa soggetto. La sua fotografia non è pura trascrizione del reale, è materica e pittorica insieme. Si sviluppa in senso narrativo attraverso la luce e l’aria, di per sé mobili, catturandone l’essenza mentre ne perde il controllo, volutamente. Cede il posto all’altro da sé e in cauda venenum assesta la stoccata finale, fermando l’attimo prima che passi, assoggettando il tempo, conferendo poesia all’aria, immutabile solo per un attimo, e per un attimo pacificando l’ideale di eternità con ciò che è mutevole e terreno.

Luca è colui che sposta l’immagine dal reale all’immaginario arbitrariamente, lasciando però alla macchina l’indeterminatezza, cedendole il ruolo della narratrice inaffidabile in modo inedito, non falsificando o manipolando la storia, bensì traducendola con un linguaggio nuovo e, dunque, in fondo, tradendola.

C’è infine un processo di cura, il poi, una terza fase a metà strada tra il passionale e il cognitivo, che richiede attenzione, inquietudine e azione. Con dovizia artigianale Luca ci presenta l’immagine aprendo la possibilità di creare una relazione tra sè e gli altri  epochè, mettendo di nuovo la propria soggettività tra parentesi, sospendendo il giudizio per fare spazio allo spazio, dare aria all’aria, rendendosi vulnerabile al dubbio ergo sum, perdendo coraggiosamente la certezza di se stesso in quanto soggetto pensante in favore del sentire, per essere di nuovo e consapevolmente in divenire, ancora “quasi”, come l’aria, le nuvole e l’acqua di cui ci fa dono, la res extensa, con il compito di portare a spasso poeticamente le forme e i più nobili pensieri, aprendo un varco tra il controllo magico della realtà dell’artista e l’umanissima rinuncia all’onnipotenza.

Serena Marinelli – Aprile 2015

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